Chiesa e Fascismo, intervista a Raffaele Amato

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Risulta sempre difficile parlare di Fascismo nel nostro Paese senza cadere in luoghi comuni o notizie storiche imprecise. Tuttavia per il mondo cattolico è un capitolo della storia che vale la pena di essere conosciuto al fine di avviare una riflessione matura e basata su fonti storiche e che abbia come oggetto il reale atteggiamento della Chiesa, dei politici cattolici e del popolo di Dio durante il “ventennio”.

Il libro Vangelo e Moschetto dell’ing. Raffaele Amato, per le edizioni Solfanelli, è un testo certamente coraggioso e controcorrente che va in questa direzione. Quest’opera è un saggio storico che evidenzia gli aspetti su cui Fascismo e Cattolicesimo si confrontarono.

Come nasce l’idea di realizzare un’analisi storica e dottrinale su un periodo storico che rappresenta ancora un tabù nel nostro Paese?

Il libro è stato volutamente pubblicato nel 2019, anno di ricorrenze importanti per la Storia non solo italiana: è stato il centenario della fondazione dei Fasci di Combattimento, il novantennale della Conciliazione ed anche l’ottantennale della fine della Guerra di Spagna. Eventi cruciali in cui una fede politica, il Fascismo, ed una religiosa, il Cattolicesimo, interagirono coinvolgendo la stragrande maggioranza del popolo italiano. Anche se oggi si tende quasi a negarlo, ed infatti le ricorrenze che ho citato sono passate sotto il colpevole silenzio non solo delle istituzioni ma anche dei più celebrati storici e del mondo accademico, quella pagina di Storia c’è stata e merita di essere approfondita in modo rigoroso e libero dalle ossessioni politicamente corrette.

Gli elementi inconciliabili tra il Fascismo e il Vangelo sono innumerevoli, tuttavia il libro analizza i principali elementi dottrinali su cui le due entità possono essere cautamente accostate: la critica al sistema liberal-capitalista e al marxismo, attraverso l’alternativa del corporativismo, la lotta alla Massoneria, il sostegno cattolico all’impresa di Etiopia e alla partecipazione alla Guerra di Spagna. Cosa emerge dalla sua disamina?

Mi permetta di precisare che gli elementi inconciliabili sono tra il Vangelo e l’immagine del Fascismo che è stata costruita in 70 anni di antifascismo. Ho voluto dedicare un capitolo del libro alla concezione della religione nella dottrina fascista, da cui risulta il valore imprescindibile dell’elemento religioso nell’Italia che il Fascismo aveva in animo di costruire. E, si badi bene, non una religione qualsiasi, non un credo generico, ma il cattolicesimo romano, elevato in modo sostanziale e non puramente formale (come invece fu nel caso dello Statuto Albertino) per ben due volte a religione di Stato. Tutto questo fu un elemento di cesura rispetto al rapporto che si può definire “di guerra fredda” tra lo Stato liberale e la Chiesa nell’Italia pre-fascista. La dottrina del Fascismo è uno degli aspetti meno conosciuti del tanto vituperato ventennio e va reso merito a Stefano Fiorito e a Marco Piraino della Biblioteca “Il Covo” per gli eccellenti lavori che realizzano sull’argomento. Opere che, nello specifico, hanno fornito importanti elementi anche per il mio libro. Da parte cattolica, oltre agli elogi espliciti dei due pontefici che hanno attraversato l’epoca in esame, Pio XI e Pio XII (ma anche, successivamente, di Giovanni XXIII), va sottolineato come verso il Fascismo a volte ci siano state critiche (in particolare con l’enciclica “Non abbiamo bisogno”, a cui è dedicato uno specifico capitolo del libro) ma non ci sia mai stata una condanna, né del regime né della sua ideologia. E questo non certo per ragioni di sudditanza, di cui i due pontefici non soffrirono. Basti pensare al fatto che papa Ratti promulgò l’enciclica Mit Brennender Sorge, in cui si condannava il nazionalsocialismo, nel 1937, cioè nel pieno svolgimento della Guerra di Spagna, in cui la Germania si trovava dalla stessa parte della Chiesa! Oltre al nazionalsocialismo la Chiesa ha condannato energicamente il Liberalismo, il Comunismo ed il Socialismo, vale a dire tutte le principali ideologie otto e novecentesche. Ma mai il Fascismo. E il libro si propone di spiegare il perché.

Nel libro si identifica la Conciliazione come il frutto più importante del confronto tra Fascismo e Chiesa, destinato a sopravvivere sino ad oggi e che pose fine a decenni di lacerante Questione Romana. Tuttavia nella storia repubblicana del nostro Paese molti (specie in ambito anticlericale) hanno criticato tali processi, cosa emerge invece dai suoi studi?

Come Lei giustamente fa notare, certe critiche giungono principalmente da parte anticlericale, ma dispiace constatare come anche ampi settori del mondo cattolico (in particolare quelli che potrebbero essere ancora tranquillamente definiti “cattocomunisti”) abbiano una concezione distorta dei fatti. Quello che ho cercato di rimarcare è il contesto da cui è partito il rapporto tra Fascismo e Cattolicesimo. La Questione romana non fu un semplice incidente diplomatico ma, come ho già accennato, un’autentica guerra fredda (che divenne anche guerreggiata in occasione della breccia di Porta Pia) tra lo Stato dei Savoia e la Chiesa. Stretto tra i due contendenti, il popolo italiano, in gran parte profondamente cattolico, visse lo Stato e le sue istituzioni come entità ostili o, nella migliore delle ipotesi, estranee. Questo clima fu talmente nocivo che il massone e ferocemente anticlericale Francesco Crispi (a cui fece eco anni dopo l’altrettanto anticlericale Roberto Farinacci) ebbe a dire che il politico più grande sarebbe stato quello che avrebbe risolto la Questione Romana. Se non si comprende quanto grave fu lo strappo provocato da quel conflitto, in cui la Chiesa non fu semplicemente osteggiata ma spesso umiliata e mortificata, non si può correttamente valutare l’importanza della Conciliazione (riconosciuta, anni dopo, persino da Togliatti). La vera festa dell’Unità d’Italia dovrebbe essere l’11 febbraio, perché allora si realizzò l’unità spirituale della nazione. Non il 20 settembre.

Lei esamina nel testo anche un inedito percorso spirituale di Benito Mussolini, può illustrane i tratti salienti?

Molti presunti storici, per ignoranza o, più spesso, per mala fede, hanno semplicisticamente ridotto il rapporto di Mussolini con la religione all’ateismo del suo periodo giovanile e socialista, giustificando l’imponente opera di sostegno al cattolicesimo del suo governo con mere ragioni opportunistiche. Premettendo che di un governante vanno giudicati principalmente gli atti, i provvedimenti e le leggi che ha promulgato, più che la vita privata, in realtà, come ha riccamente documentato il compianto don Ennio Innocenti, il complesso percorso religioso del Duce merita di essere conosciuto, non solo per gli evidenti riflessi che ebbe sul Fascismo. Per semplicità potrebbero essere individuate quattro fasi: quella della prima infanzia, in cui Mussolini ricevette insieme ai suoi fratelli dalla madre e dalla nonna una solida educazione cattolica, di cui Arnaldo ed Edvige fecero tesoro tutta la vita. La seconda fase è quella dell’adolescenza socialista, in cui, sulle orme del padre, si abbandonò all’ateismo e ad un feroce anticlericalismo. Nella terza fase l’atteggiamento di Mussolini verso la religione cominciò a cambiare, comprese l’importanza del cattolicesimo nella cultura e nella società italiane, soprattutto lo individuò quale uno dei fondamenti del suo Stato, come confermano gli innumerevoli provvedimenti sul tema (anche a livello personale: si sposò con rito religioso e fece battezzare tutti i suoi figli). La quarta fase è quella degli ultimi anni, in cui tradito e abbandonato da tanti, ricercò nella fede conosciuta da bambino conforto e sostegno. E’ stato un percorso umano intimo, sincero e tormentato.

Ringraziando l’ing. Amato per l’intervista rilasciata, constatiamo che c’è ancora molto da approfondire sul “ventennio” che ha vissuto l’Italia cattolica e di certo questo testo si presenta come uno strumento politicamente scorretto per approfondire tale lacuna storica. Molti aspetti risultano nebulosi: dalle reali basi ideologiche del Fascismo all’atteggiamento di alcuni uomini di Chiesa durante il regime del duce.

Dopo il fallimento del movimento di Stracittà, il Fascismo si avvicinò al Cattolicesimo o almeno appoggiò alcune istanze della Chiesa. Secondo molti storici il Cattolicesimo e la Chiesa divennero per il Fascismo uno “strumento di governo”.

Verso la Chiesa Cattolica il Fascismo fece una serie di gesti significativi di benevolenza talora più formali che sostanziali, ma non per questo meno graditi alle gerarchie ecclesiastiche. Ricolloca il crocifisso nelle scuole e negli ospedali , stabilisce con la riforma Gentile l’obbligo dell’insegnamento religioso nelle scuole elementari e salva dal fallimento le banche cattoliche. Assume, in generale, un atteggiamento ufficiale di rispetto e deferenza verso la Chiesa, anche se paradossalmente in maniera contingente si facevano più violente le persecuzioni contro le organizzazioni del movimento cattolico antifascista, primo tra tutti il partito popolare di don Sturzo.

Umberto Spiniello

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