IL KERIGMA NELLE BARACCHE CON I POVERI di Kiko Argüello

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Recensione di Maria Luisa Donatiello

Libro edito nel 2013 da Edizioni San Paolo è la storia vera dalla quale tutta l’esperienza neocatecumenale ha avuto origine. È la testimonianza personale di Kiko Argüello, fondatore del Cammino Neocatecumenale, che in un momento di profonda crisi esistenziale incontra Dio, salvato dal suicidio diventa discepolo di Cristo. Egli scrive:

Capii subito che il problema era la fede, e io da solo non mi potevo dare la fede. Allora gridai al Signore e in quel momento, all’improvviso, sentii dentro di me la certezza che Dio c’era! Non lo sentii come un ragionamento, come una teoria, no no! Dio c’era: era come un tocco di sostanza.

Kiko narra dell’opera di Dio nelle baracche con i poveri, con i quali ha vissuto, delle esperienze con i cani randagi, che a leggerle fanno anche sorridere, e con drogati, zingari, forze dell’ordine che fanno interrogare e mostrano la grande azione di Dio su questa terra.

Giovanni XXIII, prima del Concilio, aveva detto che il rinnovamento della Chiesa sarebbe venuto attraverso i poveri. Ebbene, posso dire che nel Cammino ciò si è compiuto.

 È la narrazione dell’origine del Cammino neocatecumenale che è cammino di iniziazione cristiana per la riscoperta del Battesimo innestato nella Chiesa cattolica, nella Chiesa universale di Cristo, e che porta con sé nel mondo la vocazione primaria all’evangelizzazione. Esempio notevole di questo slancio dei fratelli neocatecumeni è la Missio ad gentes ovvero la chiamata ad annunciare il Vangelo in ogni parte del mondo alla quale già tante famiglie del Cammino hanno risposto. Famiglie spesso numerose con tre o quattro o più figli che partono dalle loro città lasciando tutto e cantando nella gioia “sono rotti i miei legami” per annunciare Cristo e la salvezza, la risurrezione e la vita eterna: il Kerigma.

Perché lo fanno? Perché istruiti e guidati dallo Spirito Santo, perché custodi della Verità sulla vita che è Cristo principio e fine di tutta la storia umana. Perché Cristo, incontrato e conosciuto, diventa l’unica vera ragione, lo scopo ultimo, l’unico vero interesse che rende piena l’esistenza di speranza, di forza, di senso. Tutto il resto è vanità.

La pubblicazione è corredata di una presentazione del cardinale Antonio Canizares e di un commento del Cardinal Christoph Schönborn e si chiude con un riferimento biblico dalla Lettera di San Paolo agli Efesini:

siamo stati creati in Cristo per le opere buone, che Dio ha predisposto, perché noi le praticassimo. (Ef 2,10)
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