IN TEMA DI FAMIGLIA LA BUSSOLA DEL MAGISTERO INDICA SEMPRE LA STRADA MAESTRA

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di Maria Luisa Donatiello

In altri tempi sarebbe stato scontato affermare che il matrimonio, validamente celebrato tra un uomo e una donna (si legge infatti nel Catechismo della Chiesa cattolica (CCC) “la comunità coniugale è fondata sul consenso degli sposi” CCC 2201) fosse da considerarsi il fondamento della famiglia naturale e che le due realtà, quella matrimoniale e quella familiare, fossero pertanto intimamente legate. Oggi, epoca in cui il tema della creatività è così tanto attuale e in voga in ogni settore, sembra che tutto sia messo in discussione da nuovi paradigmi antropologici, relativismo e autodeterminazione, eppure la natura umana è rimasta invariata nei secoli. La famiglia non è da considerarsi pertanto un’istituzione frutto di fantasiose e creative congetture, di desideri individuali da placare, di scelte ideologiche, ma metter su famiglia, come si dice, è certamente atto di volontà, libero, ma allo stesso tempo atto che implica l’assunzione di molteplici responsabilità.

Formare una famiglia significa rispondere ad una chiamata divina, alla vocazione matrimoniale con un , aderire al progetto che Dio ha sugli sposi per il loro bene e per il bene della comunità tutta. Il matrimonio è perciò atto di libera scelta, ma anche risposta ad una chiamata insita nella natura umana qual è la spinta profonda a rendere concreto il desiderio di famiglia che è tanto umano quanto generato da Dio. In questa prospettiva il matrimonio sacramentale è da considerarsi come serio patto di alleanza tra i due sposi e tra essi e Dio.

Eppure la famiglia naturale sta subendo nel nostro tempo attacchi pagani, ma, poiché le relazioni tra le persone, e tra il singolo e la società, necessitano di una direzione, di essere illuminate, per il maggior bene di ogni individuo e per il bene comune, la bussola del Magistero indica sempre la strada maestra, così si legge “un uomo e una donna uniti in matrimonio formano insieme con i loro figli una famiglia. Questa istituzione precede qualsiasi riconoscimento da parte della pubblica autorità; si impone da sé. La si considererà come il normale riferimento, in funzione del quale devono essere valutate le diverse forme di parentela.” (CCC 2202)

E ancora è scritto “creando l’uomo e la donna, Dio ha istituito la famiglia umana e l’ha dotata della sua costituzione fondamentale. I suoi membri sono persone uguali in dignità. Per il bene comune dei suoi membri e della società, la famiglia comporta una diversità di responsabilità, di diritti e di doveri.” (CCC 2203)

Tra i doveri il Magistero individua quelli propri dei figli e quelli dei genitori. I primi hanno il dovere della pietà filiale, ovvero del rispetto verso coloro che li hanno generati, che deve manifestarsi anche come responsabilità nei confronti dei genitori ammalati o anziani e come impegno a mantenere l’armonia familiare attraverso le buone relazioni tra fratelli e sorelle.

Tra i doveri dei genitori spicca l’educazione alla fede e alle virtù consigliata fin dalla tenera età dei figli. “I genitori devono considerare i loro figli come figli di Dio e rispettarli come persone umane. Educano i loro figli ad osservare la Legge di Dio mostrandosi essi stessi obbedienti alla volontà del Padre dei cieli. I genitori sono i primi responsabili dell’educazione dei loro figli. […]” (CCC 2222-2223) Così il diritto alla libertà educativa dei genitori nei confronti dei propri figli è qui reso inequivocabilmente esplicito. Infatti la famiglia “[…] è la comunità nella quale, fin dall’infanzia, si possono apprendere i valori morali, si può incominciare ad onorare Dio e a fare buon uso della libertà. La vita di famiglia è un’iniziazione alla vita nella società.” (CCC 2207)

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