LA PAURA RENDE SOSPETTOSI NEI CONFRONTI DELL’ALTRO E INCULCA IL SOSPETTO DELL’INESISTENZA DI DIO

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Di Federico Alvino

Ho inteso scrivere una riflessione sui giorni attuali nei quali la prospettiva di una nuova chiusura sta suscitando in molti un senso di paura, di profonda impotenza e, cosa terribile, sta inculcando nell’uomo il sospetto dell’inesistenza di Dio o dell’esistenza di un Dio che impassibile non si fa presente nella storia.

Questa paura ci rende tutti sospettosi l’uno nei confronti dell’altro e, come in certe scene dei film di Hollywood, tutti appaiono dei mostri da cui difendersi. Questa paura sta minando il messaggio della pietà che è dono di Dio, ovvero della capacità di chinarsi sulla sofferenza dell’altro. Gesù usa la parabola del buon Samaritano per mostrare come Dio viene a sanare l’umanità ferita dalla sofferenza che deriva dal peccato, ma Dio non ha creata la sofferenza né tantomeno il peccato, ha creata la vita e ce l’ha donata attraverso suo figlio Gesù Cristo. Nel leggere il testo dal discorso “Sulla consolazione della morte” di San Giovanni Crisostomo vescovo, che in un passaggio afferma che noi cristiani siamo figli di martiri, si evince che se vogliamo mostrarci loro compagni non dobbiamo lasciarci rattristare dalla morte. Questo concetto ci rimanda al dono che Dio ci ha fatto della fede attraverso il battesimo in Gesù Cristo. Di cosa ha bisogno oggi il mondo? Di vedere e toccare la Fede come facevano tante persone al passaggio di Gesù Cristo destando stupore negli stessi Apostoli, vale a dire che il mondo oggi necessita della fede adulta. Ma esiste e si tocca questa Fede? La risposta a questa domanda è affermativa! La Chiesa viva è il corpo di Cristo ed è San Paolo a ricordarci che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.

Come potrà essere rivelata in noi questa gloria se non attraverso l’evangelizzazione? E cioè annunciando al mondo, in particolare in questo momento storico, che la morte è stata vinta? Il cristianesimo è un avvenimento, non un’idea. Se ci poniamo sul piano dell’idea corriamo, anche noi cristiani, un grosso rischio, quello di cadere nel giudizio e non essere più sale, luce e lievito per il mondo ferito dalla morte, faremmo la fine del sale che, se perde la sua funzione, non serve ad altro che ad essere buttato, cioè, se perdiamo la nostra chiamata e la missione che ci è stata affidata, non saremo questo corpo vivo di Cristo, se abbandoniamo le nostre comunità, la casa che è la Chiesa faremo la fine del sale che non sala più.

Il mondo non lo sa che Dio ha creata la vita, ciò viene dall’inganno e dalla menzogna del demonio, che ci dice tutti i giorni che Dio non ci ama, in questo momento catechizza tutti noi con una menzogna: “Dio ti ama e permette il Covid”, questo pensiero sfiora ognuno di noi che nell’intimo cogliamo una conclusione: “Dio non mi ama, quindi è crudele”, ma l’inganno può essere vinto ancorandosi a Cristo vivo che è Amore, che è morto e risorto per noi. L’uomo, che vive nella superbia e vuole essere Dio, in tutte le generazioni si è cercato una giustificazione morale alla propria condizione umana e questo che cosa ha generato? Solo guerre, omicidi, aborto, idolatria che hanno portato il rifiuto di Dio da parte del mondo. Ma se il cristiano resta saldo nella fede mostra la presenza di Cristo vivo e risorto in mezzo a noi e solo così gli altri ci seguiranno. Coraggio!

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