L’artista ALF e l’arte sacra come risposta al Covid

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di Maria Luisa Donatiello

Adele Lo Feudo, in arte ALF, (visita qui il sito ufficiale http://www.adelelofeudo.it/) nasce a Cosenza nel 1967 da padre cosentino e madre salernitana. Artista poliedrica ha raccontato la propria esperienza con il Covid e riteniamo che la sua testimonianza può essere di sostegno ad altri che hanno vissuto o vivono il dramma del contagio da Coronavirus.

Lei ha contratto il Covid nel 2020, ci racconta la sua esperienza e come da questo dramma sia riuscita a salvarsi, a trarre anche del bene e a realizzare la sua personale “Un cuore solo”?

Sono stata ricoverata per una crisi respiratoria da polmonite da Coronavirus e in quell’occasione, mentre di notte mi trasportavano d’urgenza in ospedale, mi è venuto spontaneo pensare non solo ai miei affetti, ma anche alle donne che solitamente dipingo. Sì perché ho a cuore questo tema da sempre e attraverso la mia ricerca artistica metto in risalto il valore e la memoria di quelle donne oggi spesso dimenticate o sconosciute. In quel frangente in cui stavo male ho pensato appunto: “se mi succede qualcosa chi vi dipingerà più?!”. Dopo il mio ricovero in ospedale, quando sono rientrata e dopo che è passato altro tempo per rimettermi, ho iniziato a pensare che dovevo ringraziare tutti coloro che mi avevano dato aiuto psicologico e fisico per riprendermi, così ho lavorato per mesi fino ad ottobre 2020 alla realizzazione della mia personale di pittura “Un cuore solo”. Questa mostra voleva raccontare la mia vicenda e anche ringraziare tutto il personale medico e sanitario, e fare comprendere, attraverso una performance e vari dipinti, quali fossero stati gli stati d’animo di chi, come me, era passato attraverso quella esperienza e quelle camere in cui sono stata ricoverata.

Una delle sue opere frutto di questa esperienza è “AMOR”, ce ne può parlare?

La mia opera “AMOR” è lunga sette metri e raffigura 61 occhi di donne diverse, la Madonna del Rosario e un crocifisso che richiama i decori presenti nella Basilica di San Francesco ad Assisi. Questo maxi Rosario di sette metri vuole essere sia una sorta di ex voto per me (in quanto credo che qualcuno dall’Alto mi abbia dato enorme aiuto)che una specie di omaggio sotto forma di abbraccio, unione, condivisione tra tutte queste donne che hanno speso la loro vita per ideali, valori e il bene collettivo. Donne che, pur sapendo a cosa andavano incontro, hanno fatto una scelta precisa al di là della loro individualità. “AMOR” si compone di personaggi femminili di varia nazionalità e con diversa visione di vita e politica: combattenti curde, attiviste, giornaliste, magistrati, insegnanti, personaggi politici, religiosi e desaparecidas. Insomma l’umanità tutta unita e poi al posto dei misteri ho inserito singole parti di me come a dire che io da pittrice “narro attraverso questo lavoro” ciò che ho udito, visto, sentito. La medaglia è dedicata alla Madonna del Rosario (la Madonna di Pompei) a cui mi sento legata e il crocifisso invece evoca la sofferenza che loro hanno fatto propria attraverso la posizione delle mani rappresentate su di un sottofondo di stelle che richiamano Giotto e Cimabue. Questo mio lavoro è stato realizzato in tre mesi e mezzo a cavallo tra il 2020 e il 2021 ed è in tecnica acrilica. Dovevo dunque mantenere la mia promessa dato che oramai mi ero rimessa e perciò ho realizzato “AMOR“.

Quali personaggi femminili sono ritratti nella sua opera “AMOR”?

I personaggi sono diversi, ne cito qualcuno: Anna Politkovskaja (giornalista), Rita Atria (testimone di giustizia), Francesca Morvillo (magistrato e moglie del giudice Falcone), Madre Teresa di Calcutta, Indira Gandhi e molte altre figure femminili.

Qual è il suo rapporto con la fede?

Spesso da ragazza andavo con mio marito e sua nonna a trovare la Madonna di Pompei di cui lei era devota e mi piaceva molto soffermarmi sulle navate laterali su cui erano esposti i vari ex voto. Sicuramente questo ha inciso su “AMOR” ma il mio rapporto con la fede è di così lunga data che è intimamente connesso con la mia famiglia e con gli affetti vicini. Mio zio era molto devoto di Padre Pio, in un primo momento ne avevo timore perché ero solo una bambina quando vedevo le sue immagini con le stimate, ma piano piano ho avuto modo di “conoscerlo meglio “, infatti da dopo avuto il Covid Io dormo con una fascia dedicata a lui sotto il cuscino. Era di mia suocera e mio marito l’ha trovata quando stavo male. Mio figlio che ha 23 anni si chiama Ezio Pio. Le mie opere spesso trattano il tema della spiritualità e del sacro. Che senso avrebbe la mia vita e ciò che faccio senza?

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