L’INCARNAZIONE DI CRISTO È FATTO STORICO E QUESTIONE DI FEDE

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Di Maria Luisa Donatiello

Nel Catechismo della Chiesa cattolica (CCC) il concetto d’incarnazione è così definito: “[…] la Chiesa chiama incarnazione il fatto che il Figlio di Dio abbia assunto una natura umana per realizzare in essa la nostra salvezza.” (CCC 461)

La religione cristiana è l’unica ad affermare l’eccezionale fatto storico (e insieme questione di fede) dell’incarnazione di Cristo, ovvero di Dio che si è fatto uomo. Verbum caro factum est, il Verbo si è fatto carne, Dio ha assunto la natura umana in Cristo che è insieme Dio e uomo in un’unica persona inscindibilmente umana e divina: “Il Verbo si è fatto carne per salvarci riconciliandoci con Dio. […] La nostra natura, malata, richiedeva di essere guarita; decaduta, d’essere risollevata; morta, di essere risuscitata. […] Il Verbo si è fatto carne perché noi così conoscessimo l’amore di Dio.” (CCC 457-458)

Sempre nel Catechismo, circa la natura sia umana che divina di Cristo, si legge: “L’evento unico e del tutto singolare dell’incarnazione del Figlio di Dio non significa che Gesù Cristo sia in parte Dio e in parte uomo, né che sia il risultato di una confusa mescolanza di divino e di umano. Egli si è fatto veramente uomo rimanendo veramente Dio. Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo. La Chiesa nel corso dei primi secoli ha dovuto difendere e chiarire questa verità di fede contro eresie che la falsificavano.” (CCC 464)

Storicamente l’avvenimento dell’incarnazione, e della nascita di Gesù dalla Madonna, si colloca in un luogo e in un tempo ben precisi e noti: “Noi crediamo e professiamo che Gesù di Nazaret, nato Ebreo da una figlia d’Israele, a Betlemme, al tempo del re Erode il Grande e dell’imperatore Cesare Augusto, di mestiere carpentiere, morto e crocifisso a Gerusalemme, sotto il procuratore Ponzio Pilato, mentre regnava l’imperatore Tiberio, è il Figlio eterno di Dio fatto uomo […].” (CCC 423)

I cattolici riconoscono per fede che Cristo è Dio, seconda persona della Trinità insieme al Padre e alla Spirito Santo, ma c’è chi non lo ha ancora riconosciuto come tale, così gli Ebrei ad esempio aspettano ancora la venuta del Messia, mentre i cattolici attendono la seconda venuta di Cristo. L’incarnazione è quindi fatto reale, concreto, ma che viene riconosciuto per mezzo della fede. La fede in Cristo è però una grazia, che va anche chiesta a Dio, poiché storicamente l’esistenza di un uomo in carne ed ossa chiamato Gesù, morto crocifisso, anche i pagani la possono appurare, ma credere che quel Gesù sia Dio è questione di fede: “La fede nella reale incarnazione del Figlio di Dio è il segno distintivo della fede cristiana.” (CCC 463)

Ma come possiamo credere in Cristo Dio? Il cristianesimo vissuto è l’incontro personale con Cristo nella nostra storia. Possiamo credere per grazia, per fede, ma soprattutto se Gesù lo riconosciamo vivo e presente ora e qui, Re della storia e delle nostre storie personali, se si manifesta nella nostra storia di oggi, se ci salva mediante i sacramenti, se interviene concretamente nella nostra vita, e infine se lo si sente vicino nella preghiera, solo così saremo certi di poterci decidere per Lui: “Riconosci, o cristiano, la tua dignità, e, reso consorte della natura divina, non voler tornare all’antica bassezza con una vita indegna. Ricorda a quale Capo appartieni e di quale corpo sei membro. Ripensa che, liberato dal potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce e nel regno di Dio.” (CCC 1691)

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