ULTIME CONVERSAZIONI BENEDETTO XVI a cura di Peter Seewald

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Recensione di Maria Luisa Donatiello

Un’intervista, un lungo dialogo tra Papa Benedetto XVI e il giornalista tedesco Peter Seewald pubblicato da Garzanti nell’anno 2016.

Nell’introduzione viene già svelato lo scopo della pubblicazione:


comprendere meglio l’uomo Joseph Ratzinger e il pastore Benedetto XVI, riconoscerne la sua santità; e soprattutto lasciare aperto l’accesso alla sua opera che contiene un tesoro per l’avvenire.

Il libro è diviso in tre parti e per comodità ogni parte in capitoli.

Parte prima Le campane di Roma è dedicata ai giorni successivi alle dimissioni avvenute l’11 febbraio 2013 quando Papa Benedetto XVI lascia in elicottero Piazza San Pietro tra il suono delle campane. È commosso, ma sereno. È giunto a una scelta lungamente ponderata come lui stesso dichiara:


una decisione simile non risulta facile e la si deve ponderare a lungo. Con il buon Dio se ne parla in abbondanza. Fede e ragione sono i valori in cui ho riconosciuto la mia missione e per le quali la durata del pontificato non era importante. Voglio continuare il mio servizio nella preghiera. Non abbandono la croce.

Il Papa emerito parla di sé, e lo si sente meno mastodontico, del suo luogo di preghiera prediletto, dei suoi timori, del buon rapporto con Papa Francesco.

Nella seconda parte “Storia di un servo” sono racchiusi cenni di biografia. Si racconta l’infanzia da terzogenito di una modesta famiglia cattolica. Buon matrimonio dei genitori, presenza di affetto, educazione concreta, devozione mariana e antinazismo hanno caratterizzato la famiglia Ratzinger.


Nel mio caso il mondo della fede era molto solido e sicuro. Per noi era chiaro che un religioso dovesse essere antinazista. Mio padre aveva sempre definito Hitler un criminale.

I capitoli sono dedicati agli anni della guerra, a quelli degli studi teologici e filosofici al seminario di Frisinga e agli anni dell’insegnamento universitario, agli incontri, alla passione per l’arte, per la musica, per Rembrandt, Vermeer, Mozart e Bach, all’amore per Sant’Agostino, al ricordo dei docenti, dei compagni di studi, della sorella Maria, del fratello Georg, al contesto storico e politico del dopoguerra.

 Un intero capitolo è poi dedicato al Concilio segnato dal rapporto tra Ratzinger e il cardinale Josef Frings membro della Commissione preparatoria del Concilio al quale il professore Ratzinger scriveva i discorsi. Alla domanda dell’intervistatore su cosa abbia affascinato di più Ratzinger dello scenario conciliare egli risponde:


Anzitutto, semplicemente, l’universalità del cattolicesimo, la sua pluralità, il fatto che uomini provenienti da tutte le parti della Terra si incontrassero, uniti nello stesso ministero episcopale, e potessero parlare, cercare una strada comune.

Nel 1981 giunge poi la nomina vaticana a Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.

Si leggono riflessioni sugli anni del pontificato nella terza parte “Il Papa di Gesù”, l’”Anno della Fede” ne è il segno distintivo:


un rinnovato incoraggiamento a credere, a riscoprire la centralità della fede.

 Il Papa emerito ricorda gli incontri con uomini di potere come Obama, Putin, Napolitano, Fidel Castro e tira le somme sulla nostra epoca.


Direi che la scristianizzazione prosegue. Oggi prevale una cultura positivistica e agnostica che si mostra sempre più intollerante verso il cristianesimo. Sarà importante una testimonianza di fede più decisa delle singole comunità e Chiese locali. Avranno una maggiore responsabilità.

Una lettura stimolante. Una forma efficace, quella dell’intervista, per veicolare pensieri e informazioni non facilmente fruibili in altra modalità e in altro contesto.

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