Un abortista diventa pro-life e racconta cose sconvolgenti

0 Condivisioni

Recensione di Maria Luisa Donatiello

La mano di Dio (Tau Editrice 2020) è un libro sconvolgente, illuminante e commovente. Autobiografia, per la prima volta tradotta in italiano, in cui l’azione divina si rivela, con tutta la sua potenza, nelle esperienze di vita del ginecologo Bernard Nathanson e segna il risveglio della coscienza del protagonista che da freddo medico abortista diventa tra le più influenti personalità pro-life degli USA.

Il sottotitolo è bellissimo: Il viaggio dalla morte alla vita del famoso medico abortista che cambiò opinione poiché colui che era morto spiritualmente è tornato alla vita in pienezza dopo aver riconosciuto, profondamente in se stesso, per mezzo della tecnologia a ultrasuoni e per grazia, lo status di persona del concepito. Bernard Nathanson scrive in merito: “sono costretto ad ammettere che sebbene avessimo una montagna (alla lettera) di dati empirici che attestavano il fatto che nell’aborto veniva distrutto un essere umano vivente, fu solo con l’avvento degli ultrasuoni che accadde il vero cambiamento del paradigma. Con la tecnologia degli ultrasuoni non solo potevamo sapere che il feto era un organismo con tutte le sue funzioni, ma che potevamo anche misurare queste funzioni vitali […]. Senza lo shock di quella travolgente evidenza empirica, e senza quell’impatto emotivo diretto che più di ogni altra cosa può dare un bambino, nessuno di noi ebbe dentro il cuore quella forza spirituale necessaria a ricordare a noi stessi l’enormità del male che stavamo perpetrando. Fu a questo punto che io stesso, di fronte a questa rivoluzione empirica, questa massa crescente di nuovi dati, diedi inizio al doloroso processo di cambiamento sull’idea di accettabilità dell’aborto. Avevo finalmente accettato il cambiamento del paradigma.”

Cruenta la narrazione dell’aborto che Bernard Nathanson praticò per uccidere il proprio figlio indesiderato: “Fu asettico e clinico. […] L’arroganza di chi pratica la medicina è stata sempre riconosciuta come un odioso difetto della professione, ma l’imponente orgoglio del medico abortista era e continua ad essere stupefacente.”

Meravigliosa, per contro, la narrazione della presa di coscienza: “Quando lasciai la clinica e diventai capo dei servizi di ostetricia al St. Luke’s Hospital, ebbi per la prima volta nella mia vita un po’ di tempo e di spazio per pensare. Sono sicuro che non fu una coincidenza, era presente la mano di Dio” e con inconfondibile stile divino, poiché Dio è Colui che dal male sa trarre sempre il bene, la conversione di un singolo uomo, la sua rinascita spirituale e presa di coscienza sul dramma dell’aborto, sono serviti a riscattare la morte di settantacinquemila bambini abortiti per sua mano. Quei bambini abortiti sono come martiri immolati per la salvezza di uno solo per cui il loro sangue non è stato versato invano. Bernard Nathanson arriva, dopo un terribile e tortuoso percorso di vita, a riconoscere lo statuto ontologico dell’embrione umano che è da considerarsi a tutti gli effetti “persona” in quanto appartenente alla specie umana: “Qual è lo status morale del feto? Se io considero l’aborto un crimine, questo deriva dalla mia idea del suo status morale. Quale status morale è accordato al feto da coloro che considerano l’aborto accettabile? Il nodo della questione, per la maggior parte di chi si professa a favore dell’aborto, è se l’embrione, e successivamente il feto, debba essere considerato una “persona”. È cruciale per loro spostare il dibattito su quel terreno semplicemente perché non vi è alcun dubbio che perfino l’embrione è un essere umano.”

Siamo al cospetto di un libro formativo, crudo, eppure intriso di speranza, di un libro sul trionfo della vita nonostante incentrato sul tema dell’aborto, di un libro certamente a lieto fine!

 175 total views,  1 views today

0 Condivisioni